Gli esseri umani, uomini e donne indifferentemente, in tutte le epoche hanno sognato di poter rimanere forti, sani e di aspetto giovane e bello, a dispetto del passare degli anni; e chi aveva i mezzi spendeva ingenti cifre per avvicinarsi a questo sogno.

Dopo millenni, la scienza ha fatto un balzo in avanti, e i due ricercatori che hanno portato avanti il lavoro si sono guadagnati il Premio Nobel 2012 per la Fisiologia e la Medicina.

E’ ormai storia: nel 1962 il britannico John B. Gurdon, che ora ha 79 anni, aveva scoperto che una cellula adulta “può perdere la sua identità” ed essere riprogrammata per specializzarsi in un tipo di cellula del tutto diversa. E il giapponese Shinya Yamanaka, nato proprio nell’anno di quella scoperta epocale di Gurdon, a oltre 40 anni di distanza ha messo a punto una tecnica che permette di riprogrammare le cellule adulte, già differenziate.

Quando un ovulo viene fecondato e le prime cellule iniziano a dividersi, queste sono tutte uguali tra loro, con una frequenza bassa, elementare. Si chiamano queste cellule “totipotenti” perché possiedono, nel loro stato “primitivo” il potenziale di differenziarsi e di diventare in seguito sangue, pelle, osso, occhio, fegato eccetera.

L’intuizione di Gurdon era geniale: basta poter tornare in qualche modo ai primi momenti della vita per poter nuovamente operare delle scelte. Per esempio per ricostruire la funzionalità di un organo compromesso da malattia o infortunio o altro. Quindi per anni si è cercato di ottenere del tessuto “giovane”, “primordiale”, e lo era per eccellenza quello degli embrioni e del cordone ombelicale. Con gli ovvi problemi di ordine etico.

Oggi invece, grazie alla tecnica sviluppata da Yamanaka, si sa che la cellula adulta può venire riprogrammata a divenire cellula embrionale, aprendo così una serie di infinita di utilizzi. Utilizzi davvero molteplici e tutti interessanti. Per esempio in medicina, nel campo della medicina rigenerativa, visto che la scoperta di Yamanaka permetterà di trasformare le cellule di un paziente in staminali e successivamente nel tipo di tessuto utile a correggere e curare tantissime malattie.


Interessanti sono anche i risvolti in medicina estetica e in cosmesi. Una nuova frontiera infatti è la ricerca sulle cellule staminali delle piante, anch’esse dotate di eccezionale vitalità e duttilità.

Un Premio Nobel assegnato, e già siamo alle soglie di una nuova era, per quel che riguarda la salute ma anche la bellezza e, appunto, il sogno di una “eterna bellezza”.